L'altare prenuragico di Monte d'Accoddi: la grande terrazza in pietra con la rampa d'accesso, un menhir sulla sinistra e un prato verde in primo piano sotto il cielo azzurro
Complesso prenuragico di Monte d'Accoddi, Sassari — foto: Gianni Careddu · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

A circa 19 km dalla villa, nella campagna della Nurra tra Sassari e Porto Torres, si trova uno dei monumenti più singolari della Sardegna: l'altare prenuragico di Monte d'Accoddi. Non è un nuraghe e non è una tomba: è un grande santuario a terrazza, con una lunga rampa d'accesso, nato più di cinquemila anni fa, molto prima delle torri nuragiche che siamo abituati ad associare all'isola. Le fonti ufficiali lo descrivono come un altare unico nel suo genere in Sardegna e nel Mediterraneo occidentale.

Un altare più antico dei nuraghi

Il monumento si trova nel territorio comunale di Sassari, lungo la vecchia SS131 in direzione di Porto Torres, e si raggiunge seguendo la segnaletica turistica. Il cuore del complesso è una grande piattaforma a tronco di piramide di circa 36 metri per 29, preceduta da una rampa lunga quasi 42 metri che saliva fino alla sommità, dove si trovava l'area sacra.

La storia del sito è lunga e stratificata. Le prime tracce appartengono a un villaggio di capanne; il primo santuario, con la cella intonacata e dipinta di rosso, tanto che gli archeologi lo chiamano «tempio rosso», fu costruito dalle comunità della cultura di Ozieri. Più tardi, nella fase di Abealzu-Filigosa, l'altare fu distrutto da un incendio e poi ricostruito e ampliato, assumendo la forma a gradoni che vediamo oggi. L'area continuò a essere frequentata anche nelle epoche successive, fino all'età romana e al Medioevo.

Cosa si vede durante la visita

Oltre alla grande terrazza e alla rampa, l'area conserva altri elementi di grande fascino. C'è un menhir alto oltre quattro metri, che si innalza accanto al monumento; c'è una grande lastra di calcare con sette fori lungo i bordi, probabilmente legata a riti di offerta o di sacrificio; e ci sono alcune pietre sferiche, la più grande delle quali pesa più di una tonnellata. Tutt'intorno sono stati riconosciuti i resti del villaggio e, a circa 500 metri, una necropoli scavata nella roccia calcarea.

Gli archeologi interpretano Monte d'Accoddi come un luogo d'incontro: un santuario dove convergevano i fedeli dei villaggi della Nurra, e forse di altre zone dell'isola, per celebrare riti in onore di divinità legate a un principio femminile, probabilmente la Dea Madre, e a uno maschile.

Scavi e reperti al Museo Sanna

Le indagini presero avvio nel 1952, per iniziativa di Antonio Segni, futuro presidente della Repubblica, e dell'archeologo Ercole Contu, che condusse gli scavi negli anni Cinquanta. Dal 1979 una nuova stagione di ricerche, diretta da Santo Tinè, proseguì per circa un decennio, e altri interventi si sono svolti nei primi anni Duemila.

I reperti di dimensioni più piccole, tra cui una stele con una figura femminile stilizzata, sono custoditi al Museo nazionale archeologico ed etnografico «G. A. Sanna» di Sassari, che dedica una sala al santuario. Visitare il museo prima o dopo il sito aiuta molto a capire ciò che si vede sul campo, soprattutto con i ragazzi.

Le domus de janas del territorio

Monte d'Accoddi è il punto di partenza ideale per scoprire la preistoria del Sassarese, fatta anche di tombe scavate nella roccia: le domus de janas, le «case delle fate» della tradizione sarda. Nel luglio 2025 l'UNESCO ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale il sito seriale «Tradizioni funerarie nella preistoria della Sardegna: le domus de janas», che riunisce diciassette luoghi dell'isola. Alcuni sono a poca distanza dalla villa:

  • Necropoli di Su Crucifissu Mannu, nel territorio di Porto Torres, nella stessa area di Monte d'Accoddi: almeno ventidue domus de janas scavate nel banco calcareo, con protomi taurine scolpite, usate dal Neolitico recente fino all'età del Bronzo antico.
  • Domus de janas dell'Orto del Beneficio Parrocchiale, a Sennori, paese a circa 9 km dalla villa.
  • Domus de janas della Roccia dell'Elefante, nel territorio di Castelsardo: una tomba scavata alla base di un grande masso che l'erosione ha modellato fino a dargli la forma di un elefante.
Consiglio pratico: il sito di Monte d'Accoddi è all'aperto e offre poca ombra: nei mesi caldi andateci nelle ore più fresche, con cappello, acqua e scarpe comode. Giorni di apertura, modalità di visita e biglietti vanno verificati sui canali ufficiali della Direzione regionale Musei nazionali Sardegna, che gestisce il sito; per le domus de janas fate riferimento ai comuni e agli enti che le gestiscono.

Dalla preistoria al giardino della villa

Monte d'Accoddi si presta bene a una mezza giornata: dalla villa lo raggiungete in auto passando per la zona di Sassari, a circa 18 km, e potete abbinarlo alla visita del Museo Sanna oppure a un pomeriggio a Porto Torres, a circa 22 km. Rientrati a Marritza, il patio con tavolino, sedie e sdraio e il giardino di 2500 mq con vista sul golfo sono il posto giusto per raccontarsi, con calma, quello che si è visto.

Cinquemila anni a mezz'ora di strada

Monte d'Accoddi è a circa 19 km dalla villa di Marritza: una mezza giornata nella preistoria e poi il rientro in giardino, con la vista sul golfo dell'Asinara.