Arroccato su un promontorio affacciato sul golfo dell'Asinara, Castelsardo è uno dei borghi più riconoscibili della Sardegna e fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia. Dalla villa a Marritza lo raggiungete in circa 20 minuti d'auto, per circa 15 km: una distanza perfetta per una mezza giornata, un tramonto o una passeggiata serale tra i vicoli. Da lontano lo riconoscerete subito: le case colorate che salgono verso il castello, il campanile che svetta sul mare, le mura che abbracciano la città vecchia.
Tre nomi, una storia sul mare
La storia di Castelsardo si legge già nei suoi nomi. Il borgo fortificato nacque attorno al castello della famiglia genovese dei Doria: la tradizione lo fa risalire al 1102, ma più probabilmente la fortezza è del XIII secolo, e per questo il paese si chiamò Castelgenovese. Nel 1448 cadde in mano aragonese: i nuovi signori rafforzarono le difese con torri e bastioni e, con il tempo, il borgo prese il nome di Castelaragonese. Solo nel Settecento, sotto i Savoia, arrivò il nome attuale di Castelsardo. Camminando tra le mura e le scalinate del centro storico si ha davvero l'impressione di attraversare questi secoli uno dopo l'altro.
Il Castello dei Doria e il Museo dell'Intreccio
In cima al borgo il Castello dei Doria domina tutto. Per alcuni anni fu residenza di Brancaleone Doria e di Eleonora d'Arborea, figura centrale della storia sarda. Oggi ospita il Museo dell'Intreccio Mediterraneo, dedicato a una delle tradizioni più vive del paese: nove sale su due livelli raccolgono cesti, contenitori e oggetti realizzati intrecciando fibre vegetali, provenienti dalla Sardegna e da altri Paesi del Mediterraneo. Tra i pezzi più curiosi c'è su fassoi, l'imbarcazione dei pescatori degli stagni di Cabras e Santa Giusta, fatta di fieno palustre, corde di giunco e chiodi di canna.
Prendetevi anche un momento per il panorama: dal promontorio lo sguardo corre verso ovest fino alle coste dell'Asinara e verso est in direzione di Santa Teresa Gallura. Nelle giornate limpide è una delle viste più ampie su tutto il golfo.
La cattedrale di Sant'Antonio Abate
Scendendo verso il mare si incontra la cattedrale di Sant'Antonio Abate, oggi concattedrale della diocesi di Tempio-Ampurias. Costruita alla fine del Cinquecento, unisce forme del gotico catalano e del classicismo rinascimentale ed è affacciata sul mare. Il suo segno più riconoscibile è il campanile: fu ricavato da una torre delle antiche mura e coronato da una cupola rivestita di maioliche colorate, che brilla al sole sopra il blu. All'interno, sull'altare maggiore, si conserva una tavola quattrocentesca della Madonna in trono con il Bambino, opera dell'anonimo pittore noto come Maestro di Castelsardo; negli ambienti sotterranei è allestito un museo diocesano di arte sacra.
L'intreccio, un'arte che si vede per strada
A Castelsardo l'intreccio non sta solo nelle vetrine del museo. La tradizione dei cestini è ancora viva e nei vicoli del centro storico capita di vedere artigiane al lavoro davanti alla porta di casa, con le fibre tra le mani: palma nana, giunco, rafia, asfodelo. Fermarsi a guardare, con discrezione, è un piccolo spettacolo di pazienza e precisione, e un cestino fatto a mano è uno dei ricordi più autentici che possiate portare a casa.
La Roccia dell'Elefante, sulla strada
A pochi chilometri dal centro, lungo la strada statale 134 in direzione di Sedini, in località Multeddu, vi aspetta una sorpresa che ai bambini piace moltissimo: la Roccia dell'Elefante. È un grande masso di trachite e andesite dal colore rugginoso, alto circa quattro metri, che il tempo ha modellato fino a farlo somigliare a un elefante seduto. In sardo è chiamata Sa Pedra Pertunta, «la pietra forata». Al suo interno si trovano due domus de janas, antiche tombe scavate nella roccia in epoca prenuragica; in una si riconosce una protome bovina in rilievo, attribuita alla cultura di Ozieri. Si vede anche dalla strada, ma se vi fermate fate attenzione al traffico.
Ogni anno, il Lunedì Santo, Castelsardo vive il Lunissanti, la sua celebrazione religiosa più sentita, con processioni e canti sacri: se capitate in quel periodo, informatevi sui canali ufficiali. Poi, dopo il tramonto, bastano una ventina di minuti di strada per essere di nuovo a Marritza, dove il patio e il giardino della villa vi aspettano per chiudere la giornata con calma, guardando lo stesso golfo da un'altra prospettiva.
Il borgo al tramonto, la villa a venti minuti
Castelsardo è a circa 20 minuti da Marritza: una passeggiata tra i vicoli e poi di nuovo in villa, con il golfo davanti dal patio.