Se c'è un giorno in cui la Sardegna intera sembra darsi appuntamento in un'unica città, è quello della Cavalcata Sarda. Ogni anno, tradizionalmente nella penultima domenica di maggio, Sassari si riempie di costumi, cavalli, carri addobbati, canti e musica. È una festa che celebra la bellezza e l'identità dell'isola e, per chi soggiorna nel nord-ovest in primavera, è un'occasione rara: in poche ore si vede sfilare una varietà di tradizioni che altrimenti richiederebbe settimane di viaggio.
Dalla villa, Sassari è a circa 18 chilometri, più o meno 25 minuti di auto: abbastanza vicina per viverla con calma e tornare a riposare in giornata.
Una storia che parte da lontano
Sulle origini della Cavalcata esistono due letture. Secondo lo scrittore Enrico Costa, la prima edizione risale al 1711, quando la città organizzò un corteo per rendere omaggio al sovrano. Più spesso, però, la nascita della festa nella forma che conosciamo oggi viene fatta risalire al 1899, in occasione della visita a Sassari del re Umberto I e della regina Margherita di Savoia. In entrambi i casi l'idea di fondo è la stessa: una grande parata per mostrare la ricchezza della Sardegna attraverso i suoi abiti, i suoi cavalli e la sua gente.
Con il tempo la Cavalcata è diventata soprattutto una festa della bellezza e dell'orgoglio identitario. Non si celebra un santo né una battaglia: si celebra un popolo, paese per paese, costume per costume.
La sfilata del mattino
Il cuore della giornata è la sfilata della mattina, lungo un percorso di circa due chilometri nelle vie del centro, con fulcro in Piazza d'Italia. Sfilano una sessantina di gruppi folk provenienti da tutta l'isola, a piedi oppure sulle traccas, i carri trainati dai buoi e addobbati con fiori e oggetti della vita quotidiana. In totale si parla di oltre duemila abiti tradizionali.
Ogni gruppo indossa il costume del proprio paese, e qui sta la magia: da un paese all'altro cambiano colori, tessuti, ricami, copricapi, il modo di portare lo scialle o il velo. Guardate con attenzione i gioielli, spesso in filigrana: sono dettagli che raccontano storie di famiglie e di comunità. Per i bambini è uno spettacolo continuo, un libro illustrato che scorre davanti agli occhi.
Poi arrivano i cavalieri: un corteo di oltre trecento cavalli bardati a festa, con finimenti decorati e selle ricamate, montati da uomini e donne in abito tradizionale. È il momento in cui il ritmo cambia e il rumore degli zoccoli riempie le strade.
Il pomeriggio delle pariglie e la sera in piazza
Nel pomeriggio la festa si sposta all'ippodromo cittadino, dove si corrono le pariglie: giostre equestri in cui i cavalieri più coraggiosi si esibiscono in acrobazie spettacolari sui cavalli lanciati in corsa, affiancati in piccoli gruppi. È uno spettacolo di grande tensione e abilità, che affonda le radici nella tradizione equestre sarda.
Con il buio si torna in Piazza d'Italia per la rassegna di canti e balli tradizionali: launeddas, canto a tenore e fisarmoniche accompagnano le danze fino a notte inoltrata. È la parte più partecipata e spontanea della giornata, quella in cui spesso anche il pubblico finisce per battere il tempo.
Come organizzarsi e dove informarsi
La giornata è lunga e piena: potete scegliere di vedere solo la sfilata del mattino e rientrare per il pranzo, oppure fermarvi fino a sera per le pariglie e i balli. Il programma dettagliato, i percorsi e le eventuali novità vengono comunicati di anno in anno: prima di partire consultate i canali ufficiali del Comune di Sassari e il portale turistico della città.
Dopo una giornata così intensa, tornare alla villa ha il sapore di una pausa meritata. In circa 25 minuti sarete nel verde del giardino, con il patio e le sdraio ad aspettarvi e il golfo dell'Asinara all'orizzonte. Una doccia, una cena semplice preparata in cucina e il racconto dei costumi più belli visti in giornata: anche questo fa parte della festa.
Primavera nel nord-ovest
Dopo la Cavalcata, in circa 25 minuti tornate alla villa: giardino, patio con sdraio e vista panoramica sul golfo dell'Asinara.